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Frederico Lourenço-Prémio Bari

di
João Nuno Alçada

È con molto piacere che, a nome della Giuria, consegno questo premio a Frederico Lourenço. Ma, se mi è permesso, vorrei aggiungere ancora due brevi ringraziamenti, a titolo ufficiale e a titolo privato. Il primo, come Consigliere culturale portoghese in un paese, l’Italia, la cui cultura ci accompagna fin dalle origini come nazione portoghese: per la lingua latina, la lingua come patrimonio della filologia romanza entro un’Europa affine e differente.

Il secondo ringraziamento, personale, è dettato dal fatto di essere stato obbligato, quando ero studente universitario negli anni Sessanta, a leggere l’Iliade e l’Odissea in traduzioni bilingui francesi pubblicate nella collezione dei Classici Garnier. Devo confessare che molte cose ci passavano inosservate nella loro lettura, una lettura spesso affrettata, con la data di un esame all’orizzonte. Ma oggi, grazie alla traduzione portoghese delle due opere fatta da Ftederico Lourenço, rileggendole sono potuto tornare a un passato di studio che allora mi sfuggiva e comprendere ora il vero significato di imparare, in quelle ore pacate trascorse in una lettura intensa, nella propria lingua, di alcune opere fondamentali della cultura universale.

Vorrei, se la Giuria me lo permette, che questa attività di traduttore illuminato, come è anche quella di Frederico Lourenço, non fosse dimenticata in questo momento della consegna del Premio. E faccio mie le parole di una scrittrice portoghese - Hélia Correia – nel presentare il libro “Poesia Grega de Álcman a Teócrito” che Frederico Lourenço ha organizzato, tradotto e annotato:

“La cultura della Grecia in Portogallo vibra sotto il fulgore di due luci: la creazione poetica di Sophia de Mello Breyner Andresen e quella della conoscenza erudita della Professoressa Maria Helena da Rocha Pereira. L’ellenismo è in buone mani, affidato ai nuovi docenti che sono anche divulgatori e traduttori di eccellenza. Fra di essi annovero, con mio grande onore, amici carissimi. Non si può pensare a loro se non con molta gratitudine […] La letteratura greca, non appena ci sfiora, determina un turbamento come solo la grande letteratura può fare. Chi ascolta, sia pure da lontano, e in un’altra voce, corre i suoi rischi, compra il suo mistero. E rende lode al dono dell’intermediario, cioè del traduttore. Mi piace paragonare i traduttori a gente generosa che ritorna, nel suo percorso di saggezza, carica di preziosi ritrovamenti e trova sul ciglio della strada qualcuno che, fatti appena due passi, ha ceduto assetato e ignorante dei segnali. Il traduttore è colui che si attarda nel proprio lavoro per raccogliere, con le mani a conca, un po’ d’acqua e dare l’idea dello splendore di quella sorgente che il non iniziato non vedrà. Sappiamo tutti come Frederico Lourenço abbia preso su di sé questo ruolo, duplicando il destino letterario che lo aspettava”.

Che questo Premio, che ora mi danno l’onore di consegnare, lo illumini e appoggi sempre il suo destino letterario nel senso piú completo di talento, intelligenza, cultura e sensibilità di un’esistenza umana già molto ricca. Grazie, Frederico Lourenço.