Home  
Home
Informazioni
Davidiana
Attività
Biblioteca
Premio Europa DMF
Lusitania
Link utili
Ringraziamenti





Password dimenticata?

Scrivere in portoghese per l'Europa

di
Frederico Lourenço

In primo luogo, vorrei rivolgere, con la semplicità che mi contraddistingue, i più cordiali e calorosi saluti alle autorità ufficiali, diplomatiche e accademiche presenti, a questa cerimonia di conferimento del Premio Europa–David Mourão-Ferreira, promosso dal Centro Studi Lusofoni dell’Università di Bari in collaborazione con l’Instituto Camões e il Comune di Bari, un premio che nella sezione Promessa ho avuto il grandissimo onore di ricevere. Essere premiato dall’Università di Bari sarebbe, di per sé, un notevole riconoscimento per qualsiasi scrittore di lingua portoghese, visto il fantastico lavoro svolto in questa Università nell’area della Lusitanistica, un lavoro che non può non lasciare ammirato e profondamente grato qualsiasi scrittore di lingua portoghese. Dall’altro canto, la mia professione di professore di Latino e Greco presso l’Università di Lisbona mi ha permesso, nel corso degli anni, di intuire l’alto livello dell’Università di Bari anche nell’ambito della Filologia Classica, la qual cosa è per me un ulteriore motivo di soddisfazione.

Che il Premio, poi, sia legato anche all’Instituto Camões non può lasciare indifferente uno scrittore come me che ha focalizzato la sua opera narrativa proprio sull’interpretazione della poesia di Luís de Camões. E ora questo riconoscimento, che nella sezione Promessa, è destinato a premiare un’opera di narrativa, poetico o saggistico, ambiti creativi in cui si colloca la produzione letteraria del suo promotore, David Mourão-Ferreira. Nell’opera narrativa che ho scritto partendo dalla poesia di Camões «Pode un desejo imenso», ho proposto una sintesi di questi tre ambiti della creazione letteraria, a loro volta sintesi anche delle problematiche che mi hanno accompagnato come scrittore per quasi vent’anni. Venti anni non scanditi da pubblicazioni delle mie opere, per via del mio profondo tormento interiore nel dare alle stampe i tentativi letterari che uscivano dalla mia penna; tutti questi anni sono però presenti nel mio romanzo, pubblicato nel 2002 e 2003 in tre ‘fascicoli’, e che ora, grazie a questo premio, uscirà in unico volume, così come l’avevo immaginato. Ritrovo in questo nuovo volume le mie prime proposte di composizione in verso, che attribuisco al mio alter ego Nuno Galvão; ritrovo i miei primi abbozzi di narrativa, alcuni dei quali iniziati nel 1988 ed evocati successivamente in alcuni passi del romanzo; e ritrovo naturalmente la maturità saggistica, che dà corpo alla parte centrale dell’opera, una parte a cui ho dato proprio il titolo di Pode um desejo imenso.

Il mio romanzo Pode um desejo imenso è, a suo modo, un omaggio alla cultura europea, alla tradizione umanistica europea. Per questo mi affascina tanto ricevere un premio che ha nel suo nome questa parola: Europa. Il Luís de Camões, che il mio personaggio Nuno Galvão interpreta, è un Camões profondamente legato alle correnti letterarie e filosofiche europee, dalla Grecia a Roma. D’altronde, l’idea di scrivere un testo come Pode um desejo imenso nasce proprio dalla Grecia, dal dialogo platonico intitolato Protagora, primo esempio di testo ibrido in cui alla vivacità nella caratterizzazione dei personaggi e delle situazioni drammatiche si aggiunge l’ermeneutica di un testo poetico: concretamente una poesia di Simonide. Il Camões del mio romanzo è anche erede e interlocutore di Virgilio, di Ovidio e di Petrarca, sommi poeti italiani, non tralasciando, però, l’approssimazione allo Shakespeare dei sonetti, lo Shakespeare su cui incombe la controversia relativa all’identità dell’onlie begetter, la persona amata che avrebbe ispirato così sublimi poesie d’amore. Non c’è dubbio dunque che la lirica camoniana sia una poesia densa di quello che il Dr. Eduardo Lourenço ha definito in modo molto espressivo ‘erotismo inquieto e ardente’.

Nella proposta narrativa che ‘ho offerto’, per così dire, alla letteratura in lingua portoghese, ci sono alcuni aspetti nuovi, dal momento che la mia narrativa è dichiaratamente una reazione al romanzo così com’è praticato oggigiorno in Portogallo: rappresenta il deliberato tentativo di proporre per il romanzo un’altra cosa – altri canoni estetici. Pode um desejo imenso è, a mio modo di vedere, un manifesto.

In primo luogo, è stata una sorpresa per molti lettori, che il romanzo portoghese si sia aperto alla caratterizzazione di sentimenti e di emozioni che superano le barriere dell’eterosessualità. In quest’ambito, non so se lo spirito di David Mourão-Ferreira si senta offeso (spero di no: David era un uomo colto e di grande umanità!) - David Mourão-Ferreira che, purtroppo, non ho mai conosciuto personalmente, ma la cui figura ricordo nitidamente fin da quando ero studente, sempre con la sua pipa e sempre circondato, nei corridoi della mia facoltà, da una claque estasiato di alunne e di colleghe; David Mourão-Ferreira che ammiro profondamente come poeta e come traduttore. Tuttavia, se su quest’aspetto della sensibilità emozionale, ci sono dubbi sulla reazione di David Mourão-Ferreira relativamente al mio modo di scrivere, nutro la speranza che, in molte altre cose, la mia scrittura si avvicini a quella dell’autore di Um amor feliz, sia per la vivacità e per il dandismo blasé nella tecnica narrativa, sia per l’attenzione maniacale verso lo stile.

La trasparenza e la limpidezza sono caratteristiche che contraddistinguono la mia scrittura. In questo risiede il punto nevralgico del mio manifesto letterario, di tutto quello che di fatto ho da offrire alla letteratura portoghese. Orazio, il più grande poeta lirico dell’universo, originario dell’Apulia, criticò una volta il suo predecessore Lucilio definendolo lutulentus (‘torbido’). Quel che la mia scrittura propone alla letteratura portoghese è la negazione della ‘fangosità’, a tutto vantaggio della cesellatura sottile dell’espressione, del taglio ricercato della frase e dello stile – che sono qualità molto oraziane. L’insegnamento del latino, oggi in crisi in Portogallo, ha determinato l’ignoranza della teorizzazione poetica che troviamo in Orazio ed ha portato ad una buona dose di incomprensione per quel che riguarda i propositi estetici della mia scrittura. La limpidezza e la sottigliezza oraziana, che sono sempre stati i miei ideali, sono state a volte confuse con la mancanza di elaborazione letteraria, dal momento che scrittori di altre generazioni hanno abituato la critica a vedere nella lettura di un romanzo una prova di alchimia: l’esercizio di decifrare l’oscuro attraverso quel che è ancora più oscuro. Come ellenista, l’alchimia che più mi parla è quella della luce. Come dice Sofocle φάος γνόν: luce divina.

È per questo che la strada dell’opacità, della scrittura torbida, ‘fangosa’, non è la mia – e dico questo con tutto il rispetto e tutta l’ammirazione per i miei colleghi, scrittori ‘oscuri’: basti ricordare il nome di António Lobo Antunes, tradotto in varie lingue europee, per capire che l’Europa si è arresa a una scrittura la cui decrittazione lancia sfide spaventose al lettore. Al confronto, io risulto forse un po’ anacronistico nell’attuale panorama della letteratura in lingua portoghese: ho così poco in comune sia con Lobo Antunes che con Mia Couto; sono così diverso sia da Agustina Bessa-Luís che da Pepetela. Non posso rinnegare la mia formazione umanistica di ellenista e di latinista, non posso rinnegare quel che ho appreso da Platone, da Cicerone, da Orazio, maestri della frase splendidior vitro (‘più splendente del cristallo’) cantata dal poeta dell’Apulia. Da questo punto di vista, ho più cose in comune con Eça de Queiroz, con José Régio o con Miguel Torga che con i grandi nomi dell’attualità. La mia aspirazione è quella leggerezza priva di vincoli che Orazio proclama nell’ultimo verso della 6ª Ode del Libro I. Non praeter solitum leves. La mia arte cerca di essere, come dicono gli inglese, the art that conceals art.

C’è poi un’altra ragione che mi rende incredibilmente felice per l’attribuzione di questo premio: la possibilità di vedere la mia opera tradotta in quattro lingue europee. Grazie all’Università di Bari, all’Instituto Camões, alla Fondazione Gulbenkian, alla Fondazione Oriente e all’illustre giuria che ha deciso di concedermi questo onore immenso, avrò ora la consacrazione di essere uno scrittore portoghese che scrive anche per l’Europa. Dal momento che le mie ‘bibbie’ in ambito narrataivo sono sia europee che portoghesi: La Montagna Magica di Thomas Mann, Il Castello di Franz Kafka, Proust filtrato da Anthony Powell in La musica del Tempo, il sublime Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Ma in questa sede non posso fare a meno di menzionare il libro che mi più appassiona in tutta la storia della letteratura: L’Illustre Casa Ramires, di José Maria Eça de Queiroz, un miracolo di bellezza, di leggerezza e di profondità. O La Passione Secondo H. G. di Clarice Lispector, la scrittrice brasiliana nata in Ucraina, che mi fa sentire un privilegiato per avere come lingua-madre la stessa lingua della Lispector, di João Guimarães Rosa, di Carlos Drummond de Andrade e di João Cabral de Melo Neto.

Vorrei infine dirvi la grande emozione che è per me ricevere questo premio insieme a Manoel de Oliveira, che rappresenta, con Eduardo Lourenço, la figura più illustre della cultura portoghese a cavallo tra XX e XXI secolo. Sono stato per quattro anni critico cinematografico per il quotidiano portoghese Público e mi sono trovato coinvolto in una disputa a proposito del film di Manoel de Oliveira, A Divina Comédia, al quale avevo conferito cinque stelle nella classificazione del giornale, suscitando con la mia scelta le reazioni di altri critici, secondo i quali A Divina Comédia di Oliveira era troppo differente da quella di Dante Alighieri!

Il Premio Europa si adatta in particolar modo al genio di Manoel de Oliveira; infatti sono stati pochi i portoghesi che - come Camões e, dopo di lui, Fernando Pessoa – hanno visto la loro arte tanto ben apprezzata e giustamente riconosciuta oltre frontiera. Concludendo e facendo allusione al titolo di uno dei film più commoventi di questo grande cineasta europeo: Manoel de Oliveira è il portoghese che più di ogni altro ha insegnato a noi tutti, artisti portoghesi, che l’Europa è, in tutti i sensi, la parola. Ed è anche, in tutti i sensi, l’altra parola, così greca come ‘Europa’: utopia. A tutti, il mio profondo e riconoscente ringraziamento.