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PREMIO EUROPA
David Mourão-Ferreira

attribuito a

FREDERICO LOURENÇO
Promessa 2006

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

Oggi i magazines culturali sono rapidissimi a eleggere a “promessa letteraria” un autore che ha pubblicato un primo libro di successo e che magari è destinato a scomparire con la stessa rapidità con cui è balzato all’onore delle cronache. L’industria culturale mediatica è piena di promesse mancate: i cosiddetti “casi letterari” che fanno parlare di sé un’intera estate e di cui non resta traccia nella letteratura. Come vuole un aforisma attribuito a Isaac Bashevis Singer, per il quale l’opera è superiore a chi la scrive, per uno scrittore un primo libro è un regalo del cielo, il secondo un suo tentativo di adeguarsi al regalo, il terzo una seria promessa di un autore ormai consapevole che la responsabilità è solo sua. Nell’eleggere Frederico Lourenço per questo premio (“Promessa”) siamo stati più esigenti di Singer, perché se per essere una promessa sono necessari tre libri, al nostro autore sarebbe bastata la trilogia romanzesca con la quale ha esordito. E invece altri libri di narrativa, nella fattispecie di racconti, egli annovera nel suo già cospicuo curriculum di scrittore.

Nato a Lisbona nel 1963, studi di letteratura greca antica all’Università di Oxford e all’Universidade Clássica di Lisbona, con una profonda formazione musicale acquisita al Conservatorio della sua città natale, oggi docente di Cultura Classica all’Università di Lisbona, filologo, insigne traduttore in portoghese dell’Odissea e dell’Iliade, Frederico Lourenço fa parte della schiera di quegli scrittori colti, consapevoli, spesso autoriflessivi e di estrazione universitaria come ad esempio Quasimodo, Saul Bellow, Claudio Magris, David Lodge. E la sua trilogia romanzesca di esordio (Pode um desejo imenso, O curso das estrelas, À beira do mundo), pubblicata in un ristretto arco di tempo, dal 2002 al 2003, ha per scenografia l’ambiente universitario. Ma tale ambiente non va inteso sul piano realistico; come l’autore ha tenuto a specificare, esso si impone come microcosmo esemplare, come metafora di un qualsiasi altro microcosmo nel quale si esercitano le passioni umane: rivalità, invidie, cattiverie, ma anche altruismi e generosità. In realtà tutta la trilogia il cui capostipite, Pode um desejo imenso prende a titolo un celebre verso camoniano, può essere letta come un romanzo di formazione, laddove il protagonista, Nuno Galvão, un ricercatore universitario, partito alla ricerca per un suo saggio della conferma di una sua ipotesi (e cioè che un poema di Camões dedicato all’amico D. António de Noronha nasconda una confessione di omosessualità), in realtà trova in se stesso la conferma di ciò che cercava, diventa consapevole della sua vera natura, ne acquisisce piena coscienza e varca quella linea d’ombra che gli impediva di essere persona piena e responsabile. Lo studio, la letteratura, la poesia come faro che guida la vita, come supremi maestri, come mentori superiori delle scelte umane. La trilogia romanzesca di Frederico Lourenço è allo stesso tempo una narrativa dotata di una esemplare e accattivante trama degli eventi e un omaggio sottile e implicito, ma non per questo meno esemplare, alla cultura, in questa nostra epoca dominata dalla freddezza della tecnologia e dal rumore mediatico.

Continuando sulla falsariga dell’aforisma di Singer, se il libro della trilogia può essere considerato “un dono del cielo”, il secondo libro di Frederico Lourenço, Amar não acaba, che la critica portoghese ha definito “una piccola perla proustiana”, ci pare certamente un ottimo tentativo di adeguarsi al regalo del cielo. Piccoli percorsi iniziatici (la sessualità, la spiritualità, la morte, la musica, l’amicizia) narrati con un tocco leggerissimo e percorsi da una sotterranea felicità, costituiscono un’avventura interiore, un “voyage autour de soi-même” dove l’ironico viaggiatore utilizza una guida alla quale non sono estranei insegnamenti che ricordano i dialoghi platonici, la filosofia greca, il culto del bello, l’aspirazione a una dimensione che trascenda la limitatezza della nostra condizione umana.

La promessa consapevole, sempre utilizzando le parole di Singer, è infine il terzo libro di Frederico Lourenço, A formosa pintura do mundo, dove l’autore si misura ancora con la difficile arte del racconto. Senza distinzione, alla maniera dell’antica Grecia, fra raffinatezza e trivialità – o meglio, dove ciò che sembrerebbe triviale diventa di un’estrema raffinatezza, come le raffigurazioni sulle anfore del museo di Atene, Frederico Lourenço conferma in questo volume il suo talento di narratore. Ma se, secondo Singer, uno scrittore è una promessa al suo terzo libro, con A máquina do arcanjo, il suo quarto libro uscito proprio quest’anno, Frederico Lourenço è ben più di una promessa, e si conferma come uno degli scrittori più solidi della nuova narrativa portoghese. Il che potrebbe far sembrare questo premio leggermente in ritardo. Ma poiché questo premio, al di là del riconoscimento in sé, costituisce soprattutto un incentivo alla traduzione dell’opera premiata in altre lingue, esso ben si configura come una promessa, in questo caso da parte di chi lo premia, per un autore già criticamente acquisito nel proprio paese, di farlo conoscere come merita negli altri paesi europei.

LA GIURIA
Eduardo Lourenço (Presidente)
Luciana Stegagno Picchio, Maria José de Lancastre, Fernanda Toriello