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PREMIO EUROPA
David Mourão-Ferreira

attribuito a

Manoel de Oliveira
Mito 2006

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

Manoel de Oliveira: il re, per fortuna, è nudo

Nell’attribuire il premio EUROPA-David Mourão-Ferreira al più celebre cineasta portoghese, Manoel de Oliveira, l’Università di Bari non pecca di audacia. Per tutti, e soprattutto per l’autore di Douro, faina fluvial, Aniki-Bobó, Francisca, Vale Abraão, Le soulier de satin, Palavra e Utopia o O Quinto Império, quest’ovvia consacrazione appare un pleonasmo. Questo è anche il parere della giuria, che si sente molto onorata nel partecipare all’omaggio dell’Università di Bari. Tuttavia, anche se il nostro premio può apparire pleonastico, il fatto che esso abbia il nome di David Mourão-Ferreira, poeta portoghese che fu grande amante della cultura italiana, gli conferisce un significato che va al di là della semplice celebrazione di un cineasta che non ha certo bisogno di ulteriori consacrazioni.

Con un esordio al principio degli anni 30, sotto il segno realista del documentario, l’opera di Manoel de Oliveira, dopo quasi ottant’anni di una prodigiosa e diversificata produzione, si nutre, nel senso più radicale, della stessa sorgente di tutta la grande Poesia. Negli anni 30 e 40, Manoel de Oliveira, unico sulla scena portoghese, si è inserito nella grande rivoluzione estetica divisa tra l’amore più profondo per la realtà, il lavoro e la lotta, poco adatta al sogno, di cui il cinema sembra essere la quintessenza, e il lirismo di un’infanzia che fino ad allora nessuno aveva affrontato con tanta semplicità e innocenza. La sua famiglia va dai Vertov e i Renoir alla periferia di quel “neo-realismo” al quale l’Italia conferirà gli onori di una scuola. Manoel de Oliveira non è mai stato disattento alla fucina delle creazioni degli altri cineasti. Ma non è possibile sistemarlo in altra scuola che non sia la sua. Per sessant’anni dedicherà la sua imprevedibile produzione alla rivisitazione della mitologia culturale portoghese, in un dialogo senza precedente con le opere letterarie del passato e del presente. La rivoluzione dell’aprile 1974, fine di un certo Portogallo, costituì per lui una nuova sfida. Ciò che prima era nato da un costante dialogo con il poeta e drammaturgo José Régio (dialogo dal quale era sorto uno dei suoi films più famosi, Benilde, ou a Virgem-Mãe, la cui tematica fu poi ripresa da Rossellini), troverà poi nel dialogo con la scrittrice Agustina Bessa-Luís le sue espressioni più alte: Francisca o Vale Abraão. La rivisitazione dell’immaginario portoghese che Manoel de Oliveira ha fatto non si chiude mai sulla mitologia privata del suo paese. In quanto portoghese, la visione del cineasta è quella di una memoria culturale (allo stesso tempo soggettiva e storica) dominata dalla passione: dalla passione cristica di Acto de Primavera alla passione romantica di Dia do desespero di Camilo Castelo Branco.

Manoel de Oliveira lavora sempre da poeta e da visionario, da mitologo. Quale il significato del Portogallo nel mondo, e quale il significato del mondo in Portogallo? Paradossalmente il maggior cineasta portoghese si è sempre messo su un piano contrario a quello che per quasi tutti gli altri cineasti rappresenta l’essenza del cinema: la realtà in movimento, la rappresentazione dell’azione. La passione di Oliveira è solo l’Immagine. Egli non pretende di riprodurre la vita, solo la sua rappresentazione. La sua visione del cinema è teatrale o operistica. Piú sulla linea di Dreyer, l’autore del sublime Gertrud che su quella di Francis Ford Coppola.

Infine, se dovessimo riassumerlo in una sola frase, dovremmo ricorrere al titolo di uno dei suoi films più originali, fra Straub e Dreyer: Palavra e Utopia. Insomma, Verbo creatore di Realtà, cioè la piú alta Realtà, Immagine fatta Verbo, Verbo fatto Immagine. In una famosa scena del film Quinto Império (l’Utopia portoghese secondo José Régio) Manoel de Oliveira ha assunto personalmente una delle costanti di questa visione del mondo: il Potere è l’illusione suprema dell’Umanità. Restare nudo come Riccardo II di Shakespeare o morire avvolto nel proprio Nulla come Don Sebastiano di Régio. Questa è la sua sapienza, questo è il reiterato messaggio della grande Opera di un cineasta che porta il nome di Manoel de Oliveira.

LA GIURIA

Eduardo Lourenço (Presidente)

Luciana Stegagno Picchio, Maria José de Lancastre, Fernanda Toriello